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Data / Ora
Date(s) - 25/04/2018
00:00

Location
Lubiana, Slovenia

Programma

Claude DebussyAriettes oubliées, per voce e pianoforte
György Kurtág Tre pezzi per violino e pianoforte op. 14e
Schatten, per violoncello e pianoforte (1’30”)
Az Hit…, per violoncello solo (Da Bormenitza – 2’)
Varga Balint ligaturaja, per violino, violoncello e pianoforte (4’)
Da Játékok, per pianoforte (5’)
Zeno Baldi – novità, per flauto, clarinetto, violino, violoncello, pianoforte e percussione (10’)
Peter Maxwell DaviesEight Songs for a Mad King, per baritono e piccolo ensemble (30’)

Divertimento Ensemble
Sandro Gorli, direttore

Il concerto si apre con un omaggio a Claude Debussy nel centenario della sua morte. Il giovane soprano Barbaro Massaro, accompagnata dalla pianista Maria Grazia Bellocchio, interpreta una delle pagine più affascinanti del compositore francese, le Ariettes oubliées per voce e pianoforte su testi di Paul Verlaine, scritte fra il 1985 e il 1987 e riviste nel 1903.
Un violino, un violoncello e un pianoforte, soli, in duo o in trio, concludono la prima parte del concerto alternandosi senza soluzione di continuità in una raccolta di brevi pezzi di György Kurtág (1926).
Nella seconda parte del concerto l’ensemble, diretto da Sandro Gorli, presenterà al pubblico della Società del Quartetto una novità di Zeno Baldi (Verona, 1988), opera commissionata da Divertimento Ensemble per questo concerto. Nonostante la giovane età di Baldi, Divertimento Ensemble ha in repertorio cinque sue composizioni e sta registrando un CD monografico per l’etichetta Stradivarius che uscirà nell’autunno 2017.
Il concerto si conclude con una celebre composizione di Sir Peter Maxwell Davies (1934-2016), Eight Songs for a Mad King, scritte nel 1969, ispirate alla follia senile di re Giorgio III di Gran Bretagna e a un carillon, tuttora esistente e appartenente a Sir Stephen Runciman, che si racconta venisse usato dal re nella pretesa di insegnare a cantare agli uccelli del parco.
Si tratta di un monodramma di circa 30 minuti su libretto di Randolf Stow basato su testi dello stesso Giorgio III, pensato per l’attore e cantante sudafricano Roy Hart, baritono dall’enorme estensione vocale (più di 5 ottave) e proprio per questo raramente eseguita in seguito. Nel corso dell’opera, il re dialoga con gli altri strumenti che a volte incarnano le sue allucinazioni.

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